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Sedeva impegnato quello che un tempo si definiva lo scrivano.
Portava gli occhiali, lo sguardo chino sui fogli.
Sulla scrivania, una targa: follia.
Entrò una donna, un po’ preoccupata.
«Si metta in fila», disse lo scrivano senza degnarla di uno sguardo.
La stanza era vuota.
La donna, perplessa, tentò una lamentela.
Ma giunse un’altra donna, sbucata dal nulla. Portava il caffè.
Poco dopo arrivò anche un uomo, misterioso quanto lei.
Anche lui portava il caffè.
Tra i due nacque una discussione su chi dovesse occuparsi dello scrivano.
La donna, giunta per prima, colma d’odio, gli conficcò una penna nel petto.
L’uomo la fissò, sconcertato.
Poi, con calma innaturale, la baciò appassionatamente.
Lo scrivano alzò lo sguardo.
Li richiamò all’ordine.
I due se ne andarono, come se nulla fosse.
«E anche oggi, caffè macchiato al sangue…
non riesco mai a trovare un segretario decente.»